Ofelia.

Me ne sto in superficie nella mia eterna pace, galleggio in queste acque mentre tutto sboccia e tace.

Le acque adesso calme riflettono le memorie, profonde come chi dentro di sé ha vissuto mille storie. 

Ho attraversato il dolore diventato poi rabbia, da sola poi curata e diventata sabbia, minuscoli granelli sono volati via col vento, non capivo il mio valore...Dio, quanto me ne pento.

Ma prova anche solo a sfiorarmi ora che sono diventata assente, ti sarà impossibile entrare in questo cuore che non sente. Batte, si ed ama la bellezza, ma disprezza immensamente le anime mondezza.

E per quest'ultime son morta, non sento e non rispondo, ho imparato molto da questo orrendo mondo. Non puoi più sfiorarmi, sono inarrestabile, poiché attraversato il deserto ho imparato anche ad amarmi.

Questa è la mia lapide dove ho sepolto il mio dolore, ne sono uscita intatta usando il colore, l'arte mi ha salvata, dipingendo son rinata, ad ogni pennellata mi son sentita amata.

Ti sembrerò un cadavere ma di vero non c'è nulla, la mia anima si è rotta mentre costruivo questa culla.

E guardami pure mentre pensi che son morta, non capirai mai che della vera bellezza mi nutro e ne sto facendo scorta.

È finita per voi, miei poveri vampiri, siete i morti che degli angeli si nutrono, persino dei loro sospiri! Volete far del male ed affondare quelle lame, perché della nostra bellezza avete tanta fame.

Non c'è cibo per voi, non siete in grado di sentirne il sapore, da offrire solo merda, distruzione e dolore. 

E lasciatemi in queste acque dove tutto è cominciato, mentre i fiori mi circondano e profumano di tutto ciò che ho amato. 





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